Osservare per comprendere, progettare per accompagnare

“Seguire il bambino” è una delle frasi più care al pensiero montessoriano. È anche una di quelle che, all’inizio, ho compreso in modo diverso da come Montessori la intendeva davvero.
Pensavo significasse lasciarlo libero di fare ciò che vuole. Un’assenza di direzione, un’assenza di struttura. Mi sbagliavo completamente.
Seguire il bambino significa qualcosa di molto più ricco e prezioso: significa che prima di agire, osservi. Prima di intervenire, comprendi. Prima di proporre, guardi con cura e attenzione ciò che sta già accadendo davanti ai tuoi occhi.
Sembra semplice. Eppure non lo è.
L’osservazione autentica — quella che Montessori chiedeva ai suoi educatori — richiede un gesto grande e gentile: mettere da parte le proprie aspettative. Guardare il bambino non per come vorremmo che si comportasse, ma per come si sta comportando. Trattenere l’impulso di correggere, suggerire, guidare — e restare in ascolto abbastanza a lungo da capire davvero cosa ci sta comunicando.
Nel mio percorso, questa è stata la competenza più preziosa e faticosa da coltivare. Non perché fosse tecnicamente difficile, ma perché richiedeva di fare un passo indietro rispetto a me stessa. Ai miei schemi, alle mie abitudini, al mio modo di leggere le situazioni.