A volte non servono le parole

Quando la presenza fisica di un adulto è il gesto educativo più potente che esista

A volte non servono le parole
Quando la presenza fisica di un adulto è il gesto educativo più potente che esista

Conosco quel momento.

Un bambino seduto al tavolo, impegnato in qualcosa di difficile. L’adulto che si avvicina, appoggia la mano accanto alla sua — non sopra, non a guidarlo — accanto. E quel bambino, che fino a un secondo prima sembrava irraggiungibile, torna a respirare.

Non è magia.

È connessione.

Per molti bambini, e in particolare per quelli con disturbi dello spettro autistico, il mondo può essere un posto rumoroso, imprevedibile, faticoso da abitare. Le parole — anche quelle dette con tutto l’amore del mondo — non sempre arrivano. A volte arrivano troppo veloci, troppo cariche, troppo tante.

Ma una presenza silenziosa. Una mano vicina. Un corpo che dice: sono qui, non vado da nessuna parte.
Quello arriva sempre.

Nel mio lavoro ho imparato a fidarmi di questo. Ho imparato che bastano pochi secondi — una presenza discreta, calma, stabile — per vedere un bambino tornare a sé stesso. Tornare al suo compito. Tornare a sentirsi al sicuro.

Se sei un genitore o un educatore e ti sei mai chiesto se stai facendo abbastanza: a volte fare abbastanza significa semplicemente restare. Vicino. Senza chiedere nulla. Senza spiegare nulla.

Solo esserci.

Qual è il gesto silenzioso con cui dici a un bambino che è al sicuro con te?

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