Ogni giorno lascia un’impronta

La mente del bambino cresce attraverso ciò che vive, molto prima di ciò che gli insegniamo.

C’è un momento, durante una giornata qualunque in sezione, in cui mi fermo.

Non succede sempre. Ma ogni tanto accade che mentre i bambini sono occupati — chi disegna, chi costruisce, chi semplicemente osserva — io smetta di fare e cominci a guardare davvero.

E quello che vedo, in quei momenti, mi ricorda ogni volta la stessa cosa: loro stanno imparando. Anche adesso. Anche mentre io non sto insegnando nulla.

Leggendo Maria Montessori e le neuroscienze di Raniero Regni e Leonardo Fogassi, mi sono fermata sul concetto di mente assorbente. Non per spiegarlo — è stato scritto molto, e meglio di quanto potrei fare io. Ma per chiedermi cosa significa davvero nella pratica quotidiana.

Significa che un bambino non apprende soltanto quando proponiamo un’attività strutturata. Apprende attraverso tutto ciò che vive. Il modo in cui l’adulto entra in una stanza. Il tono con cui risponde a una domanda. Il tempo che lascia passare prima di intervenire. Il modo in cui accoglie un errore — con fretta, con irritazione, con calma, con curiosità.

Tutto questo diventa esperienza. E ogni esperienza lascia una traccia.

Questo mi pesa, alcune volte. Nel senso buono del termine — mi fa sentire la responsabilità di ciò che faccio anche quando non sto “facendo nulla di pedagogico”. Perché non esiste un momento neutro in educazione. L’ambiente parla. Le relazioni parlano. I tempi parlano.

Educare non significa soltanto proporre attività significative. Significa progettare un’esperienza complessiva — gli spazi, i ritmi, le relazioni, il linguaggio — consapevoli che tutto ciò che il bambino vive sta costruendo qualcosa dentro di lui, molto prima che lui possa raccontarcelo.

La mente assorbente non aspetta. Lavora sempre.

E tu?

C’è qualcosa del tuo modo di stare con i bambini — un gesto, un’abitudine, un tono — che non avevi mai considerato come parte dell’educazione?

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